Il rubino mantiene una posizione di preminenza tra le gemme e trova ampio uso come pietra per i nati in luglio, come è stato
per molte generazioni. Secondo un antico verso di origine incerta :
“L’abbagliante rubino dovrebbe ornare tutti coloro che sono nati in luglio, perché così saranno esenti e liberi dai dubbi e dalle
ansietà degli amanti”.
Una grande quantità di leggende e credenze circondava il rubino nei tempi antichi. Tra le molte, si pensava che chi lo
indossava fosse benedetto dalla salute, ricchezza, saggezza e avesse eccezionale successo negli affari di cuore. Inoltre
otteneva la magica capacità di vivere in pace con i propri nemici, a patto che un anello con rubino venisse portato sulla mano
sinistra o una spilla sul lato sinistro. I primi Romani lo raggruppavano, assieme alle altre pietre rosse, sotto il nome di
“carbunculus”, e Plinio diceva che queste venivano facilmente contraffatte dai tagliatori, “i quali pongono una lamina sotto di
esse per renderle brillanti e sfolgoranti come il fuoco”. Riferiva anche : “Alcuni dicono che gli Etiopi immergono i loro
carbuncoli bui e scuri nell’aceto. Come risultato, in quattordici giorni essi diventano puri e brillanti e rimangono così per
quattordici mesi”. In più secondo Plinio, essi venivano imitati col vetro, e a prima vista erano eccellenti, “ma molandoli,
l’inganno viene subito scoperto, come avviene per qualsiasi altra pietra artificiale o falsa”. Plinio asseriva inoltre che le
imitazioni in vetro potevano essere riconosciute dal loro peso : “perché le imitazioni vetrose sono più leggere”. Per secoli gli
Indù credettero che il corindone incolore fosse un rubino acerbo che sarebbe ad un certo punto maturato. I minatori birmani
pensavano che i rubini pallidi, sotterrati nella terra, cambiassero gradualmente in un bel rosso. Per essi il rubino era il
membro pienamente maturato della famiglia del corindone. Per i minatori di Ceylon le pietre con difetti erano troppo mature.
Nel 1582, in India, si scriveva a proposito del colore :” La causa di questo dipende dal fatto che, quando i rubini si trovano
nelle rocce e nelle colline dove crescono, il loro colore originario è bianco e per forza del sole essi vengono, col tempo, portati
a perfezione e maturazione”, ma “se non si ha la pazienza di aspettare e li estrae prima del tempo, essi hanno colori diversi
e sono molto più pallidi e meno rossi”.
I Birmani hanno un’antica leggenda che parla di pietre “rosso fiammeggiante” in una valle “senza fondo” : I locali gettavano
pezzi di carne cruda in una valle per attirare gli avvoltoi, sperando che alcune pietre si attaccassero alla carne e potessero
essere recuperate uccidendo questi uccelli.
Persino negli ultimi secoli molti credevano nell’azione terapeutica dei rubini. Naharari, un fisico del Kashmir citava il rubino
come il rimedio per i problemi di fegato e la flatulenza. Un famoso “elisir di rubino” veniva prodotto con un processo segreto e
a prezzo molto alto - poteva essere usato solo da pazienti facoltosi.
Il rubino era apprezzato dai Birmani non solo per la sua bellezza, ma anche perché essi pensavano che conferisse
invulnerabilità. Per esercitare il suo potere, tuttavia, la pietra doveva essere inserita nella carne del possessore attraverso
un’apposita ferita. Si diceva che un guerriero che sopportava volontariamente tale dolore e disagio sarebbe stato immune alla
spadalancia ed alle armi da fuoco.
I GIACIMENTI più importanti sono situati in : Birmania, Thailandia (Siam), Ceylon, Africa orientale (Tanzania).
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